NEUROSCIENZE, SISTEMA DEI NEURONI A SPECCHIO (MSN) E MUSICA pt.5

Oltre a un forte interesse per la musica, gli individui con autismo mostrano anche avanzate abilità di percezione della musica. Già i primi articoli sull’autismo hanno descritto le abilità musicali eccezionali (Kanner, 1943) che successivi lavori hanno confermato (Malloch e Trevarthen, 2008). In anni recenti alcuni ricercatori hanno proposto che il funzionamento limitato dei neuroni specchio potrebbe essere alla base di alcune manifestazioni comportamentali presentate da soggetti nello spettro autistico (Hadjikhani N., 2007; Iacoboni, 2006). Il sistema dei neuroni specchio (MNS), scoperto in seguito a ricerche nella zona F5 del macaco, permisero di individuare uno specifico gruppo di neuroni nella corteccia pre-motoria ventrale che si attivava sia osservando che eseguendo una determinata azione (Gallese, 1996). In seguito ad altri studi è stato ipotizzato che un sistema analogo esista nella regione omologa del cervello umano. I neuroni specchio sono coinvolti non solo nella percezione e comprensione delle azioni motorie negli esseri umani, ma anche nei processi cognitivi di ordine superiore come l’imitazione (Ramachandran, 2006) e il linguaggio (Arbib, 2008), che sono spesso ridotte nei soggetti con autismo. Visto il ruolo che i MNS potrebbero svolgere nella comprensione delle azioni e nell’elaborazione del linguaggio un trattamento che preveda l’ attivazione dei MNS umani potrebbe avere efficacia nell’autismo.

Il fare musica è un mezzo attraverso il quale il sistema dei MNS può essere attivato in quanto stimolo multi-modale che coinvolge simultaneamente aspetti visivi, uditivi, somato-sensoriali e informazioni motorie; attività musicali basate su imitazione e sincronia potrebbero pertanto essere particolarmente utili nel trattamento dell’autismo (Overy, 2009). Alcuni studi mostrano che dopo ripetute sedute di imitazione musicale, i bambini con autismo hanno tra- scorso meno tempo in attività motoria e più tempo nell’avviare le interazioni sociali (Escalona, 2002). L’ utilizzo sistematico della musica nel trattamento dell’autismo viene suggerita da ricerche che utilizzano il neuroimaging. In particolare gli studi fMRI hanno segnalato l’attivazione dell’area di Broca durante compiti di percezione della musica (Koelsch, 2002), attività musicali come cantare (Ozdemir, 2006) o immaginare di suonare uno strumento (Baumann, 2007).

Pur avendo una ridotta o totale mancanza di capacità di parlare molti bambini con autismo sono in grado di cantare e riprodurre con precisione melodie complesse e jingle televisivi. Questa dissociazione tra cantare e parlare è sorprendentemente simile a quello osservato nei pazienti con afasia di Broca, che sono spesso in grado di cantare il testo di una canzone meglio di quanto possano pronunciarne il testo (Hebert, 2003). I bambini autistici sembrano godere a fondo il processo di creazione e di apprendimento con la musica. L’ascolto di musica può evocare intense emozioni e suscitare atti intenzionali motori (Wan, 2010). Questa risposta positiva alla musica può aiutare i bambini con autismo a interagire con gli altri, consentendo loro di partecipare ad attività che potrebbero facilitare l’interesse sociale al linguaggio e alle capacità motorie (Wigram, 2002). Alcune ricerche hanno dimostrato che le attività di musica possono facilitare i metodi di comunicazione alternativa in bambini con autismo (Buday, 1995).

NEUROSCIENZE, SISTEMA DEI NEURONI A SPECCHIO (MSN) E MUSICA pt.5
ferdisuvini@libero.it | Leggi altri articoli pubblicati

Musicista, Musicoterapeuta, Vicepresidente European MT Confederation (E.M.T.C.) e membro della E.M.T.R. (Commissione per definizione Registri Europei di Musicoterapia)

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