Musicoterapia improvvisativa e autismo pt3

Il disturbo autistico può essere pensato come un difetto della organizzazione delle strutture cerebrali che
sottostanno allo sviluppo delle competenze inter-soggettive (Muratori e Maestro, 2007). Diverse ricerche
sulle epoche più precoci della vita dei bambini con autismo condotte mediante lo studio dei filmati
familiari dimostrano che i deficit inter-soggettivi sono tra i primi a manifestarsi; inoltre molti trattamenti
hanno come obiettivo il miglioramento di tali competenze inter-soggettive, primarie e secondarie. La
musicoterapia può essere intesa come un mezzo per sostenere lo sviluppo inter-soggettivo (Trevarthen e
Hubley 1978). A sostegno di ciò vi è l’ osservazione che in soggetti successivamente diagnosticati come
autistici, le interazioni intersoggettive nei primi mesi di vita risultano essere dipendenti dal motherese che
risulta particolarmente potente nell’attivare momenti inter-soggettivi nei bambini con autismo (Muratori,
Maestro, 2007). Tutti gli elementi caratterizzanti il motherese quali le particolari articolazioni,
intonazioni, punteggiature, pause, parole ripetute, variazioni cicliche di emozioni traggono il loro nucleo
centrale dalla musica e dalla strutturazione di essa. Il motherese, linguaggio musicale materno, può
svolgere per il bambino una fondamentale azione contrastante la tendenza al ritiro autistico (Muratori,
Maestro, 2007; Cohen, 2013). E’ indispensabile sottolineare a tal proposito che l’azione del motherese
non può essere sconnessa da un contesto interattivo e relazionale. Studi dimostrano infatti che il
motherese è una co-costruzione che si sviluppa all’interno di precocissimi proto-dialoghi: reazioni
positive del bambino verso la madre migliorano i picchi prosodici nel motherese della madre stessa
(Burnham et al. 2002). Al contrario il linguaggio materno registrato rivolto ad un bambino assente,
presenta differenze qualitative rispetto al motherese che, in assenza di contingenza relazionale, perde i
suoi tipici picchi prosodici (Fernald, 1989). L’ iporesponsività tipica dell’autismo è quindi potenzialmente
in grado di innescare un circolo vizioso in cui l’ adulto non è stimolato dal bambino ad usare il motherese,
andando così a modificare l’intera interazione genitore-bambino (Danon-Boileau, 2007). Anche il
fenomeno della sintonizzazione affettiva può essere paragonato ad un tema musicale con variazioni, in cui
la madre inserisce delle varianti modificando sempre di una certa misura il suo contributo (Stern, 1985).
In maniera simile il musicoterapeuta elabora musicalmente, restituendoli in forma variata, i contenuti
sonoro-musicali del bambino, al fine di permetterne il carico emotivo e affettivo e la simbolizzazione.
L’utilizzo della musica a scopo terapeutico non è quindi scindibile dal contesto relazionale creato e una
sterile somministrazione di stimoli sonoro-musicali non può svolgere, in quest’ottica, alcuna azione
terapeutica. In musicoterapia anche l’imitazione, come via privilegiata per stabilire un contatto con il
bambino autistico, non può essere priva di connotazione affettiva (Trevarthen e Daniel, 2005); nella
costruzione di una proposta riabilitativa è necessario andare oltre la limitatezza di un approccio basato su
semplici imitazioni meccaniche che non sono collocate in un contesto inter-soggettivo (Gallese, Eagle,
Migone, 2007).

Musicoterapia improvvisativa e autismo pt3
ferdisuvini@libero.it | Leggi altri articoli pubblicati

Musicista, Musicoterapeuta, Vicepresidente European MT Confederation (E.M.T.C.) e membro della E.M.T.R. (Commissione per definizione Registri Europei di Musicoterapia)

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