MUSICOTERAPIA IN PSICHIATRIA

Per dare un saggio del percorso fatto nell’area riabilitativa psichiatrica dell’azienda socio sanitaria
territoriale in cui lavoro a tempo pieno da molti anni ormai riporto un capitolo recentemente
pubblicato all’interno del volume di Mario Degli Stefani (a cura di) Gruppi sonori – Dalla
tradizione alla cura 2018, CLEUP Padova : Gruppi sonori – L’esperienza SBAM
All’interno del capitolo sono riportati i link relativi a due video che documentano la prima edizione
di “Facciamoci sentire”
https://www.youtube.com/watch?v=g6kaRUBkl8g&t=620s
https://www.youtube.com/watch?v=h25h-u-uXbM&t=94s

Gruppi sonori: L’esperienza SBAM! (pp. 133 – 140)
Abstract
Si riferisce un’esperienza di musicoterapia attiva di gruppo realizzata all’interno dell’Area
riabilitativa del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale di
Cremona. L’esperienza si è svolta in un contesto di condivisione con altre realtà istituzionali e ha
consentito ai partecipanti di essere parte attiva e protagonista portando sul territorio le proprie
performance sonoro musicali costruite all’interno dei laboratori di musicoterapia presenti nelle
strutture sanitarie, riabilitative e assistenziali.

La storia del gruppo SBAM è iniziata nel 2014 con la partecipazione al Festival della Musica
Impossibile di Falconara Marittima, ideato e coordinato dal musicoterapista Carlo Celsi. I pazienti
che hanno aderito a questa esperienza frequentavano le strutture dell’area riabilitativa dell’Unità
Operativa di Psichiatria della ASST di Cremona, presso cui da molti anni era strutturato un
laboratorio di musicoterapia gestito da me dal 1999 e prima ancora dal collega Fiorenzo Puerari.
Già in occasione della prima edizione avevo tentato di partecipare al Festival con i pazienti che
seguivo, la cosa non era stata possibile e si è concretizzata solo qualche anno dopo.
Dopo avere deciso con l’equipe e i responsabili e formalizzata la partecipazione al Festival si è
riservato – all’interno dell’attività di Musicoterapia offerta con diverse modalità agli utenti dell’area
riabilitativa – uno spazio dedicato alla costruzione del gruppo di partecipanti e alla preparazione
della performance da presentare.
Un gruppo di utenti interessati e motivati ha così iniziato a riunirsi una volta alla settimana per un
periodo di circa tre mesi per ideare, costruire e provare l’intervento che si sarebbe proposto. Il
gruppo che si è costituito era formato da dieci pazienti in parte residenti e in parte semiresidenti; ad
esclusione di una giovane donna ricoverata in struttura riabilitativa nella fase di postacuzie, alla sua
prima esperienza con la musicoterapia (e con la psichiatria), gli altri utenti erano tutti pazienti
cronici, da tempo inseriti nei gruppi di attività.
Le sedute sono state condotte da me, l’equipe multiprofessionale ha seguito e supervisionato il
progetto dalla fase iniziale fino alla realizzazione e alla verifica. Medici e Psicologo hanno
condiviso il reclutamento dei pazienti e la formazione del gruppo, la verifica periodica e finale,
supervisionando dal punto di vista clinico il percorso di ogni partecipante e del gruppo nel suo
complesso. Gli operatori (Infermieri, OSS ed Educatori Professionali) hanno contribuito, all’interno
dell’organizzazione generale delle attività riabilitative, a rendere il più possibile costante la
partecipazione dei pazienti al gruppo di lavoro (cosa affatto scontata in situazioni di cronicità

istituzionale). Alla trasferta di due giorni a Falconara Marittima hanno partecipato, insieme a me,
un Educatore Professionale e un Infermiere.
I primi incontri sono stati dedicati alla discussione di gruppo, finalizzata a verificare e rinforzare la
motivazione a partecipare all’iniziativa, ad illustrare la finalità del progetto e la modalità di
svolgimento dello stesso, a mettere a fuoco e condividere idee utili alla realizzazione della
performance che avremmo proposto.
Siamo partiti da una ‘pagina bianca’ e abbiamo avuto bisogno di alcune sedute per arrivare a definire
un’idea di partenza, condivisa tra tutti, intorno alla quale progettare l’evento sonoro musicale.
L’idea che ha preso forma era quella di rappresentare l’esperienza della malattia ed il percorso della
riabilitazione, dal punto di vista del singolo e del gruppo, ed è stata condensata nel titolo Dalla
chiusura all’apertura. Si è deciso di rappresentare e raccontare con il suono la fase dell’isolamento e
della chiusura autistica, la scoperta dell’esistenza dell’altro e degli altri, l’aggregazione in un gruppo
che, a partire da suoni isolati e sparsi, non coerenti tra loro, trova un proprio suono che prende via
via forma e potenza in una scansione incitativa che diventa alla fine esplosione di affermazione
dell’Io individuale e di gruppo.
Il lavoro di progettazione è stato il frutto di una puntuale condivisione all’interno del gruppo di
contenuti ed idee, proposte rispetto la scelta degli strumenti e la resa sonora, la successione degli
eventi sonori e degli interventi, la graduale costruzione del suono condiviso, l’emergere e il crescere
della scansione che è diventata la cifra del gruppo: SBAM!
La fase della progettazione e della costruzione della performance è stata molto interessante e ricca
di stimoli proprio dal punto di vista della motivazione, valorizzazione e responsabilizzazione di
ogni singolo partecipante; il lavoro di discussione e sperimentazione è stato interamente condiviso
all’interno del gruppo. Ho fatto il possibile affinché il mio ruolo di facilitazione e coordinamento
non fosse direttivo e vicariante ma stimolante rispetto la responsabilizzazione e la presa di
consapevolezza delle capacità creative ed espressive, tanto dal punto di vista individuale quanto dal
punto di vista del gruppo nel suo insieme.
Il racconto sonoro del passaggio dall’isolamento patologico, all’apertura, alla scoperta dell’altro, alla
coagulazione del gruppo intorno alla ricerca di un suono condiviso, alla potente affermazione finale
è stato realizzato utilizzando lo spazio scenico, la corporeità e il movimento, gli strumenti musicali
con variazioni timbriche, di intensità e di ritmo.
Dopo la prima fase dedicata all’ideazione e alla costruzione del progetto espressivo si è passati a
provare e perfezionare la sequenza. Durante gli ultimi incontri, quando la performance era ormai
costruita e andava memorizzata e perfezionata, abbiamo utilizzato la telecamera per rivedere tutti
insieme la sequenza, verificarne i punti di forza e gli aspetti che si potevano migliorare. Questa fase
del lavoro con la telecamera ha contribuito ulteriormente a responsabilizzare e motivare i
partecipanti che si sentivano sempre più artisti in preparazione per una trasferta e non solo pazienti
inserti in un gruppo di attività.
La partecipazione al Festival è stata molto gratificante per il gruppo dei pazienti che sono tornati
entusiasti e motivati ad iniziare subito una nuova fase del lavoro.
Anche l’equipe ha raccolto favorevolmente i buoni risultati ottenuti, sia dal punto di vista
complessivo sia per quanto riguarda il progetto riabilitativo dei singoli pazienti che, in
un’esperienza esterna all’abituale cornice istituzionale, hanno saputo attingere alle proprie risorse e
alla propria parte sana.
Il gruppo SBAM era ormai nato e desiderava proseguire il proprio percorso, con nuove esperienze.
L’anno successivo il progetto è proseguito e si è ampliato.
Subito dopo il ritorno da Falconara il gruppo si è rimesso al lavoro per costruire nuovi racconti
sonori e l’equipe ha accettato di prendere in considerazione la possibilità di realizzare ed ospitare
all’interno dell’Area riabilitativa una giornata di condivisione di esperienze di musicoterapia attiva
che coinvolgesse altre strutture all’interno delle quali erano attivi in modo strutturato e continuativo
laboratori di musicoterapia.

È così nata la Prima giornata di condivisione di esperienze di musicoterapia attiva – Facciamoci
sentire
Hanno raccolto l’invito a partecipare diversi colleghi musicoterapisti attivi in diverse zone d’Italia;
non tutti coloro che hanno manifestato il proprio interesse e desiderio di portare il proprio
contributo sono poi riusciti ad organizzare l’attività e il gruppo per la trasferta. Sappiamo quanto sia
difficile, all’interno delle istituzioni, costruire e stabilizzare un laboratorio di musicoterapia,
organizzare un evento ed esportarlo in altra sede, con il trasferimento dei pazienti e degli operatori e
con tutto lo sforzo organizzativo che ciò comporta.
Nella prima edizione del 2015 hanno portato il loro contributo:
Giovanni Casanova con il Coro Vento sottile Dipartimento di Salute Mentale Azienda Ospedaliera
Provincia di Lodi; Marco Pavan con il Gruppo Musicoterapia Istituto Divina Provvidenza Beata
Teresa Giulia Michel Alessandria; Stefano Taglietti con Coristi per caso e Piccola orchestra
Banda Banditi Dipartimento di Salute Mentale Azienda Ospedaliera Treviglio Caravaggio e Centro
Diurno Le Ghiaie Bonate; Rino Tininini (Infermiere) con Stigmout Dipartimento di Salute Mentale
Azienda Ospedaliera Cremona, Presidio Ospedaliero Oglio Po Casalmaggiore; Laura Gamba con il
gruppo SBAM! Area Riabilitativa Dipartimento di Salute Mentale Azienda Ospedaliera Cremona
L’evento si è svolto presso il Teatro Monteverdi – Fabbrica delle arti di Cremona ed è documentato
da due video realizzati da Arancine Live con la regia di Ottavia Vedani e Igor Bellinello
https://www.youtube.com/watch?v=g6kaRUBkl8g&t=620s
https://www.youtube.com/watch?v=h25h-u-uXbM&t=94s
In occasione della Prima edizione di Facciamoci sentire il gruppo SBAM ha proposto due racconti
musicali: Collezione inverno primavera e Le persone non sono mai inutili e ha riproposto, a
conclusione della giornata, Dalla chiusura all’apertura.
La modalità di progettazione e preparazione delle performance è stata la medesima utilizzata per la
preparazione dell’evento presentato al Festival della Musica Impossibile, improntata sulla
condivisione e rielaborazione delle proposte che nascevano all’interno del gruppo, a partire dai
singoli partecipanti.
Il percorso è stato condiviso e supervisionato all’interno dell’equipe; il gruppo è stato riorganizzato e
ha accolto nuove adesioni, hanno partecipato all’evento dieci pazienti di cui uno residente. C’è stato
un maggiore coinvolgimento diretto da parte degli operatori, due Educatori si sono inseriti
all’interno del gruppo nella fase conclusiva del percorso, quando le performance erano già state
progettate nei dettagli e dovevano essere ripetute e perfezionate. Un Infermiere ha collaborato dal
punto di vista tecnico durante l’evento. Altri operatori hanno partecipato all’organizzazione generale
e hanno collaborato nel facilitare la partecipazione dei pazienti agli incontri di preparazione.
Collezione inverno primavera è un racconto sonoro musicale che inizia dall’inverno e arriva alla
primavera, passando attraverso il carnevale. I partecipanti hanno scelto di alternare momenti di
produzione sonora realizzati con lo strumentario del laboratorio di musicoterapia a riproduzioni di
estratti audio per descrivere il passaggio dal silenzio e dal freddo dell’inverno all’esplosione di
vitalità della primavera:
1 – Inverno – Adagetto freddo e malinconico
2 – Carnevale – Allegro energico dionisiaco in crescendo
3 – Primavera – Allegro fiorito ben ritmato

Citazioni musicali:
Nada Ma che freddo fa; Franco Battiato Inverno; David Garret Vivaldi vs Vertigo; Igor Stravinskij
La sagra della Primavera – L’adorazione della terra – Gli auguri primaverili – Danze delle
adolescenti; Laura Gamba L’albero fiorito; Rondò Veneziano Odissea veneziana
Uno dei componenti del gruppo ha composto appositamente dei brani che ha eseguito con la
tastiera, non conoscendo la notazione musicale ha ideato lui stesso un sistema di scrittura.
La seconda performance Le persone non sono mai inutili si ispirava alla favola I Musicanti di
Brema e raccontava dei quattro animali che, scoprendo di essere prossimi a venire abbandonati o
soppressi dai propri padroni, decidono di fuggire, si incontrano e fondano una cooperativa che avrà
anche successo. La voce recitante si alternava a momenti sonoro musicali e all’esposizione di
cartelloni con vignette che venivano contemporaneamente proiettate su uno schermo. Le vignette
sono state realizzate dallo stesso partecipante che ha composto ed eseguito i brani alla tastiera.
Citazioni musicali:
Franz Schubert Wanderer phantasie Adagio; Ludwig Van Beethoven Chiaro di luna
L’entusiasmo generato dalla buona riuscita della giornata ha incoraggiato la prosecuzione
dell’esperienza e si è giunti nel 2016 alla Seconda giornata di condivisione di esperienze di
musicoterapia attiva – Facciamoci sentire
I colleghi che avevano aderito alla prima edizione hanno rinnovato la propria disponibilità e altri
gruppi si sono aggiunti. Se nella prima edizione l’iniziativa si era svolta nell’arco della mattinata e
si era conclusa con un momento conviviale all’interno delle strutture riabilitative dell’Unità
Operativa di Psichiatria ospitante, la seconda edizione ha compreso l’intera giornata. Al mattino si
sono alternati sul palco gruppi coordinati da musicoterapisti attivi nelle diverse strutture di
provenienza, il pomeriggio è stato riservato a colleghi che hanno riferito e documentato esperienze
senza poter partecipare con i pazienti. Tra i colleghi intervenuti nel pomeriggio uno è riuscito,
all’ultimo momento, a portare con sé il giovane paziente la cui esperienza era documentata nel
video e nella relazione che venivano presentati; il ragazzo è a sua volta intervenuto sul palco
raccontando dal proprio punto di vista l’esperienza con la musicoterapia.
Hanno partecipato a Facciamoci sentire – Seconda giornata di condivisione di esperienze di
musicoterapia attiva:
Coro Vento sottile Musicoterapista Giovanni Casanova DSM ASST Lodi; Coristi per caso: storia
di un progetto di cura attraverso la musica e il canto Musicoterapista Stefano Taglietti DSM
ASST Bergamo Ovest; Gruppo SBAM Ulisse e i colori dell’autunno Musicoterapista Laura Gamba
DSM ASST Cremona; Gruppo Le Ragazze La storia dell’amicizia Musicoterapista Marco Pavan
Istituto Divina Provvidenza “Madre Teresa Grillo Michel” Alessandria; Vita magica di corte
Musicoterapista Simonetta Benetton CD Riabilitativo Campodarsego Padova DSM Azienda ULSS
Alta Padovana; 2° Servizio di psichiatria ULSS 16 Padova – Opportunità musicali nella salute
mentale: tradizione, territorio, inclusione sociale, stigma e clinica Mario Degli Stefani, dirigente
medico psichiatra – Manuela Guadagnini musicoterapista; Humana e instrumentalis: riflessioni
sulle musiche in musicoterapia Giangiuseppe Bonardi Musicoterapista Docente di Osservazione
musicoterapica presso il Conservatorio dell’Aquila; Il benessere dal soggettivo all’oggettivo Rosa
Gecchele Musicoterapista – CERRIS USL 20 Verona; Il songwriting nei disturbi della sfera
oppositivo-provocatoria Egiziano Di Leo Musicoterapista – Scuola Speciale Dosso Verde Pavia;
What to do when the patient is not attracted by sound? Prerequisites for music therapy with autistic
children  Progetto di Ricerca TIME autismo (Relazione già presentata al Convegno Europeo di
Musicoterapia di Vienna 2016) Giulio Collavoli Musicoterapista IRC della Fondazione Stella
Maris di Calambrone Pisa; Una musica può fare – laboratori di ascolto sulle nostre musiche

incontri condotti da studenti del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università degli
Studi di Pavia. Un progetto in collaborazione tra Dipartimento di Salute Mentale della Azienda
Socio Sanitaria Territoriale di Cremona e Università degli Studi di Pavia Thea Tiramani ed Elisa
Tartaglia Università degli Studi di Pavia; Campi applicativi della musicoterapia Circle drums finale
Musicoterapisti Federico Mecatti e Alex Piatti – Il Raggio sonoro Cremona.
L’evento si è svolto a Palazzo Cittanova a Cremona ed è stato inserito nel Progetto Cultura
partecipata del Comune di Cremona; Facciamoci sentire è così diventato un evento culturale
condiviso con la cittadinanza, proprio nella città cosiddetta ‘della musica’.
Nella seconda ed ultima edizione della giornata di condivisione (e proporrò di seguito una breve
riflessione sulla conclusione dell’esperienza) il gruppo – formato da dieci pazienti – era stato
riorganizzato sulla base di nuovi inserimenti. Al nucleo originario, che aveva seguito l’esperienza
fin dalla trasferta al Festival della musica impossibile e che ha sempre seguito il lavoro con
motivazione ed interesse, si sono aggiunti nuovi pazienti inseriti nelle strutture, in regime
residenziale e semiresidenziale.
Il laboratorio è stato condotto con le modalità sopra descritte e l’attività è stata condivisa e
supervisionata in equipe, come nelle precedenti esperienze.
Il nucleo a partire dal quale è stata costruita la storia raccontata con parole, suoni e musica è stata
l’idea del viaggio. Il protagonista della vicenda, a cui il gruppo ha deciso di dare nome Ulisse – con
chiari riferimenti al tema del viaggio e dell’avventura – è un uomo che da tempo vive chiuso in casa
e che un giorno, all’improvviso, decide di uscire. La voce recitante si alterna ad interventi sonoro
musicali che sottolineano e descrivono i diversi momenti della storia: Ulisse uscendo scopre la
bellezza dei colori dell’autunno, incontra subito il padrone di casa che reclama perentoriamente il
pagamento dell’affitto. Senza un soldo in tasca ma con l’entusiasmo di chi per la prima volta decide
di scoprire il mondo Ulisse intraprende il viaggio che lo porta a trovare un lavoro, a conoscere una
ragazza, a decidere di partire nuovamente per poi tornare e capire che il viaggio non si è ancora
concluso.
Quello che si è concluso è stato il viaggio del gruppo SBAM che, dopo avere fantasticato per anni
di portare in giro idee sonore e musicali da condividere nella scoperta di altri mondi sonori e
musicoterapici e dopo avere realizzato progetti che sembrano irraggiungibili, è stato messo nella
condizione di non poter più proseguire nel proprio lavoro di ricerca, sperimentazione e
condivisione. Le rigidità e la cronicità dell’istituzione hanno gradualmente e inesorabilmente portato
al ripiegamento su vecchie e consolidate modalità di funzionamento, alla riproposizione di ruoli e
rituali già noti e percorsi. L’uscire dalla quotidianità della struttura per portare sul territorio un
saggio di possibili percorsi di integrazione e della lotta allo stigma è tornato ad essere uno dei tanti
rituali dell’istituzione, depurato da eccessi di creatività, di condivisione, di gioia, di apertura, di
cultura.

MUSICOTERAPIA IN PSICHIATRIA
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Musicoterapista (Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, Psichiatria, Cure palliative e Hospice) e collabora con diverse associazioni di volontariato (famiglie di bambini disabili, pazienti psichiatrici, persone con malattia di Parkinson, assistenza ai malati terminali).Autrice di numerosi libri.

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