RESPONSABILITÀ EDUCATIVO-FORMATIVE DELLA SCUOLA DOPO IL COVID-19

Noi tutti siamo figli delle nostre esperienze vissute e ancor più lo siamo di quelle ormai incarnate nella costante relazione che dovremmo avere fra ragione e sentimento, fra cervello e cuore.

Noi tutti reagiamo e rispondiamo a quello che siamo riusciti a percepire e interpretare sulla base di quanto abbiamo appreso e ben memorizzato. Quindi, in base al nostro bagaglio mnemonico acquisito, siamo obbligatoriamente portati a regolare tutti i nostri comportamenti.

Nel momento in cui prenderemo coscienza di questo nostro meccanismo mentale, che obbligatoriamente si presenta a noi con tutto il suo-nostro limite, dovremo pure pensare di mostrare la forza di assumerci le nostre responsabilità.

E quando uso la parola responsabilità, intendo quell’assunzione di capacità che ogni persona dovrebbe dimostrare con i più pertinenti atti di Respons-Abilità in merito ai problemi che incontrerà nella vita in primo luogo e, naturalmente, nel lavoro qualora questo sia diretto verso l’educazione-formazione degli altri, come accade a chi opera all’interno delle scuole di ogni ordine e grado o di qualsiasi altro progetto di formazione professionale come ad esempio quello in Musicoterapia.

Inoltre, siccome tutti abbiamo vissuto e stiamo vivendo ancora la grande esperienza del Coronavirus, e come specie umana siamo pure stati costretti a prendere coscienza dei nostri limiti biologici, le nostre Respons-Abilità di educatori dovranno metterci in condizione di dare, prima della ripresa della scuola e della stessa fine del Coronavirus, risposte pertinenti mirate al cambiamento dell’idea stessa degli insegnamenti e della stessa funzione docente.

L’aver compreso il valore della vita di ognuno di noi , ci impone di rivedere in termini più umani la strutturazione dell’educazione-formazione e, innanzitutto, cercare con Respons-Abilità di rispondere a domande che sino a ieri non ci ponevamo o addirittura alle quali si preferiva non rispondere per lasciarsi molto spesso “cullare” da ciò che si dava per obbligato o dovuto, ma che ora questo non sembra esserlo più.

In breve possiamo tutti ritenerci colpevoli nel momento in cui non tentassimo di assumerci tutta la nostra Respons-Abilità nel cercare almeno di trovare le risposte più utili al cambiamento a questo tipo di domande:

  1. Quanto la scuola di ieri ha operato per fare in modo che le discipline si potessero rendere “ponti” utili per migliorare la vita reale dei nostri studenti?
  2. Quanto la scuola di ieri, con le sue discipline, ha facilitato l’accesso al mondo del lavoro?
  3. Quanto la scuola di ieri, con le sue metodologie e didattiche, ha davvero sviluppare benessere nei propri studenti?
  4. Quanto la scuola di ieri ha davvero operato per la creazione di una relazione-educativa finalizzata alla felicità dell’imparare?
  5. Quanto la scuola di ieri ha fatto davvero tanto per mettere in pratica il motto Rodariano: Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?
  6. Quanto la scuola di ieri è veramente riuscita a creare forti relazioni fra le abilità e le conoscenze?
  7. Quanto la scuola di ieri è veramente riuscita a far capire agli studenti che cosa siano davvero le competenze?
  8. Quanto la scuola di ieri è riuscita a ben strutturare le programmazioni disciplinari in dimensione verticale fra i vari anni di uno stesso ciclo o fra i vari ordini scolastici?
  9. Quando la scuola di ieri ha davvero compreso la differenza fra educazione e insegnamento?
  10. Quanto la scuola di ieri ha fatto per sviluppare davvero una mente ecologica, economica, relazionale, etica ed estetica, come una mente non finalizzata all’avere quanto piuttosto all’essere?
  11. Quanto la scuola di ieri ha fatto per far sì che l’insegnamento non fosse interpretato come un PIL (Prodotto Interno Lordo), ma quanto piuttosto come un GPI (Genuin Progess Indicator) o ancora come un BES (Benessere Equo e Sostenibile) o ancora una FIL (Felicità Interna Lorda)?
  12. Quanto la scuola di ieri ha davvero combattuto il tipo di progresso sociale che si nascondeva nelle logiche economico-industriali entrate di soppiatto nelle sue ormai più che burocratiche programmazioni nelle sue classi?
  13. Quanto la scuola di ieri si è prodigata per far sì che i suoi studenti reagissero alle proposte di una cultura globale fatta del solo apparire, del solo esserci, del solo consumare, etc? 
  14. Quanto la scuola di ieri ha fatto veramente qualcosa per far comprendere alle nuove generazioni il valore e l’importanza dei beni relazionali, del benessere collettivo, etc?
  15. Etc.

In sé potrebbe far ridere a molti pensare, dopo il Coronavirus, di progettare davvero una Scuola del piacere. Una scuola in cui tutto il sapere, il saper fare, il saper far fare e ancor di più il saper essere siano impregnati dal Benessere Equo e Solidale, magari unito al Genuin Progress Indicator e, perché no, anche alla Felicità Interna Lorda.

Sì, il piacere è una parola che dovrebbe essere la fonte ideale attiva all’interno del mondo della formazione educativo-cognitiva ma purtroppo, in classe, il piacere è quasi sempre stato sostituito dalle parole come studiare per rispondere a domande, come pratica di fatica, impegno, valutazione, etc. 

La scuola di ieri sembra non aver conosciuto questa fonte ideale, come ci avverte Gustavo Zagrebelsky, nel suo libro Fondata sulla cultura (Einaudi, Torini 2014, pp. 68-69), quando parla del piacere delle idee:

Le fonti del piacere sono molte. La stessa fonte – nel caso nostro: la fonte ideale – può soddisfare diversi nostri bisogni, inclinazioni e desideri. In quanto li soddisfino, le idee sono fonti di piaceri. Quali? Ecco qua: il piacere di conoscere, il piacere di risolvere, il piacere del comprendere, il piacere di progettare, il piacere del sognare. A questa cinquina corrisponde una «scala» sulla quale le idee possono, «idealmente», essere collocate e ordinate.

Ecco il vero impegno che la scuola del dopo Covid dovrebbe assumersi, è il compito della Respons-Abilità: acquisire la capacità e sviluppare le idee per rispondere a domande che possano mutare la pedagogia troppo disciplinata in una pedagogia della democrazia, della conoscenza aperta, in una pedagogia dell’invito alla esternalizzazione delle proprie idee, che sia quindi la fonte ideale per praticare apprendimenti mirati a un Benessere Equo e Solidale che finalmente possa rendersi molto più utile per le nuove generazioni che da tempo stanno attendendo l’educazione come luogo del vero desiderio.

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Pedagogista / Musicista

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