E come…. EMOZIONI

La via verso l’interiorità

Chi ha trovato la via verso l’interiorità

chi nell’ardore dell’introspezione

ha intuito il nucleo della verità,

sa che ognuno si sceglie Dio e creato

come immagine e parabola soltanto:

per lui ogni agire, ogni pensare

non è che dialogo con la propria anima

che Dio e creato in sé racchiude.

                                       Hermann Esse 

Leggendo con attenzione gli articoli  e i numerosi commenti, sinora pubblicati, percepisco la piacevole sensazione che Musicoterapie, sia ora, in… Ascolto delle emozioni. Così, dopo aver preso atto di questo irrefutabile dato di fatto, sorge in me un ragionevole interrogativo. Perché molti autori, che peraltro sono in maggioranza musicoterapisti neofiti e/o professionisti, insistono sul tema delle emozioni? Essendo musicoterapista, ormai da molti anni, so per esperienza che questa professione offre un’opportunità unica in quanto, mettendomi in rapporto autentico con l’altro, vivo “giocoforza” innumerevoli emozioni spesso contrastanti. Per questa ragione è per me chiaro il fatto che la maggior parte dei colleghi parlino di emozioni, interrogandosi, riflettendo lungamente su di esse. Che cosa sono le emozioni? Le “emozioni (sono) esperienze soggettive d’intensità rilevante, accompagnate sempre da modificazioni  fisiologiche e spesso da modificazioni comportamentali ed espressive dell’organismo…”.

In relazione alla definizione riportata, le emozioni sono quindi esperienze soggettive, molto intense, vissute a livello corporeo. La percezione delle emozioni è quindi corporea ed è per questa ragione che ogni discorso teorico sulle emozioni può apparire arduo o, talvolta, un po’ sterile perché le emozioni non possono essere analizzate ma semplicemente ascoltate, ossia accolte. Le emozioni sono quindi i nostri ‘vissuti’, così dinamici, vivi, vitali e sfuggenti; essi caratterizzano la nostra vita interiore, sfuggendo  al giudizio della nostra mente che, si sa bene, è falsa per definizione perché…  mente! Chi può guidarci verso l’ascolto dei propri vissuti? In verità gli unici veri insegnanti che possono condurci all’ascolto-accoglienza dei vissuti  siamo noi stessi. Siamo noi che, nolenti o volenti, decidiamo quando, come e perché vogliamo e desideriamo ascoltare, accogliere i vissuti che proviamo.

Il dialogo con  noi stessi è una nostra scelta, per cui a volte lo vogliamo fare e, in altre circostanze, decidiamo di sospenderlo. In questo cammino ci vuole indulgenza con noi stessi e prudenza perché non abbiamo obiettivi o finalità da raggiungere; non abbiamo la necessità di dimostrare nulla a nessuno giacché dobbiamo solo interloquire con il nostro sé. Quali vissuti provo? La riflessione sui vissuti esperiti è nata quasi per caso, interagendo musicalmente con persone, tendenzialmente, aggressive. Così, casualmente, al termine delle sedute di musicoterapia, mentre stilavo il protocollo in forma sintetica, iniziavo a riflettere, a pormi in ascolto sulla strana presenza di leggere lacrimazioni, normalmente non presenti in altri ambiti ma ricorrenti lì. Pian piano mi sono messo in ascolto del mio corpo, chiedendomi che cosa mi dicesse. In realtà il mio corpo non comunicava concetti complessi e raffinati, mi chiedeva semplicemente e _ insistentemente _  di ascoltarlo.

Potevo ignorarlo, far finta di niente ma ho deciso che era giunto il momento di ascoltare l’invito e così, con estrema cautela, mi sono aperto all’accoglienza dei miei vissuti. La prima difficoltà che incontrai fu quella di assegnare un nome ai vissuti provati per cercare di capire meglio ciò che stavo vivendo. Così, pian piano, ho creato ‘il lessico dei miei vissuti’. Accelerazione cardiaca, adeguatezza, astenia, benessere, calore, contrazione  muscolare, decelerazione cardiaca,  disgusto, disorientamento,  dolore timpanico,  emissione di muco, euforia, gioia, impotenza, inadeguatezza, freddo, intesa,  lacrimazione, nausea,  paura,  perplessità,  piacere, preoccupazione,  prurito,  rabbia,  rammarico,  raucedine, salivazione,  soddisfazione,  sonnolenza,  sollievo, sorpresa, sudorazione,  tenerezza, tensione. Come riesco ad accogliere i miei vissuti? Nominare i vissuti è stato il primo arduo passo mentre, il successivo, è stato quello di accoglierli. Ammettere di provare  adeguatezza, benessere, euforia, gioia, intesa, piacere, soddisfazione, sollievo, sorpresa, tenerezza, era un’attività appagante e tutto procedeva bene. Nel momento in cui mi rendevo conto che provavo anche accelerazione cardiaca, astenia, calore, contrazione  muscolare, decelerazione cardiaca, disgusto, disorientamento,  dolore timpanico,   emissione di muco, impotenza, inadeguatezza, freddo, lacrimazione, nausea, paura,  perplessità, preoccupazione, prurito, rabbia, rammarico, raucedine, salivazione, sonnolenza, sudorazione, tenerezza, tensione, il mio stato emotivo si arrabbiava un pochino.

Come si fa ad ammettere la propria impotenza, il proprio fallimento? È  una situazione intollerabile per cui ecco la soluzione escogitata della mente, che come ho già scritto, è falsa per definizione perché… mente. “Ovvia-mente è l’altro che mi fa star male. Io ho fatto di tutto… ma non c’è stato nulla da fare e ora, per colpa sua… ” . Ancora una volta la mia mente, mente, invitandomi a lanciare il mio doloroso vissuto sull’altro che sicuramente è ignaro della tempesta emotiva che sto vivendo. Che cosa faccio? Che cosa decido? “Tappo” le orecchie al mio dolore e faccio finta di niente, lo ignoro o… cerco di ascoltarlo? Ancora una volta sono costretto a prendere una decisione e, dopo aver ripetuto più e, più volte questa esperienza, finalmente abbandono i consigli menzogneri della mente e cerco, con estrema fatica di ammettere di poter provare anche l’impotenza, la rabbia, la paura, il rammarico, il fallimento, ecc.

Sì la soluzione è lapalissiana ma di difficile applicazione poiché non è per nulla automatico ammettere di poter provare vissuti dolorosi. Ma così facendo, accogliendo al meglio il mio dolore, che mi fa paura, scorgo l’altra parte della  mia dimensione interiore: il mio  ‘lato oscuro’ e mi ritrovo in ascolto delle “musiche” che scaturiscono dall’incessante  dialogo  dei miei vissuti, ora piacevoli, ora spiacevoli. Sono musiche private che cantano il miodualismo interiore che, pulsando, svela la dinamica vitalità della mia anima.

E come…. EMOZIONI
bonardi.giangiuseppe@gmail.com | Leggi altri articoli pubblicati

Musicoterapeuta / Saggista

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